7 Minuti

Uno spettacolo che porta la firma di Alessandro Gassmann è già di per sè un successo. Il grande attore che da anni si impegna anche nella regia di spettacoli, ha un suo stile ben riconoscibile. Affronta testi con tematiche sociali molto attuali, presenta una scena spaziosa dove si svolgono i fatti, spesso intorno ad un tavolo. A volte la soluzione repentina e ovvia, muta aspetto di fronte alla meditazione profonda e spesso fa risaltare sia nel mondo maschile che in quello femminile, la fragilità delle opinioni certe.
Ne La parola ai giurati, presentato sullo stesso palco nel 2008 a Trieste, dodici giurati dovevano decidere la sorte di un’uomo, oggi intorno ad un tavolo molto simile, un gruppo di undici operaie scelte a rappresentare le sorti di duecento lavoratrici si ritrovano a decidere su una proposta apparentemente insignificante.
Alla loro rappresentante impersonificata dalla splendida Ottavia Piccolo, viene chiesto di rinunciare a sette minuti della loro pausa giornaliera, a fronte del mantenimento del posto di lavoro, con le stesse tipologie di contratto.
Tutte pronte a firmare immediatamente, tranne lei, l’anziana operaia di quella fabbrica, dove per trentanni ha lavorato, lasciando in quell’ambiente gran parte della sua salute.
Hanno lavorato ottenendo uno stipendio, ma con la sensazione di dover sempre dir grazie.
Grazie a chi, invece di recuperare fondi togliendoli dai compensi dei vertici aziendali, ha ben pensato di rubare soldi agli operai che si ritrovano sempre di più nella condizione di obbligato servilismo.
A furia di rinunciare a piccoli diritti, verranno perduti onore e dignità. Sette minuti al giorno, per duecento operaie per venti giorni lavorativi circa al mese portano un dono immenso da parte del debole all’azienda che nonostante tutto non considererà i bisogni degli operai o delle operaie. La conseguenza sarà quella di licenziare personale e pian piano si arriverà a contratti capestro, senza dignità alcuna, dove il lavoro non sarà garantito, così come la malattia: conteranno solo la idoneità a sacrificarsi nel nome del bisogno di un lavoro.
La voce dell’anziana lavoratrice del gruppo è la voce della coscienza che ben poco riesce a fare, se non instillare nelle menti la possibilità di una forza di gruppo. Il gruppo di donne lavoratrici risulta però molto disomogeneo: ognuna ha la sua età, la sua appartenenza di storia e di luogo, la sua irruenza, ma tutte hanno un bisogno comune, ovvero quello di mantenersi il posto di lavoro.
Una storia che non presenta un finale, lasciando aperta la risposta alla soluzione, ma che in ogni caso chiaramente esplicita un disagio comune e comprensibile.
Nella sola città di Trieste sono state chiuse innumerevoli fabbriche e aziende, molte delle quali hanno richiesto alle operaie e agli operai sacrifici che andavano ben oltre i sette minuti al giorno.
In nessuna di queste aziende i vertici hanno ridotto i loro stipendi, in alcuni casi se li sono aumentati negli ultimi anni precedenti alla chiusura o al fallimento. L’unica soluzione fattibile sarebbe stata quella di ridurre i costi gestionali ma in nessun caso si è mai presa in seria considerazione questa ipotesi creando un popolo di disoccupati che non trova lavoro, soprattutto se superano l’età giovanile.
Alessandro Gassman ha saputo scegliere con cura un testo che pone l’accento su un disagio che procura paura e toglie la forza di reagire.
Donne, ma anche uomini, si rispecchiano in questo spaccato di vita che il testo di Stefano Massini, premiato con il  Premio Ubu Speciale 2013, presenta.
Donne apparentemente più deboli, ma decisamente forti, riescono almeno a trovare un’equilibrio di votazione nello stabilire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato.
Creare un precedente in fondo, può voler dire dare l’avvio ad un inizio senza fine di rinunce alla dignità umana nel lavoro.
Una firma eccellente quella di Gassman che conclude con un ritmo crescente fino alla presentazione degli attori, accompagnati dalle didascalie riportanti i loro nomi proiettati su di un telo leggero che si interpone tra la scena e la platea e che accoglie spezzoni di video durante lo spettacolo. Di rara delicatezza quello del racconto della segretaria polacca che, non casualmente racconta il suo quotidiano viaggio in treno, mezzo di trasporto che proprio in Polonia ha trasportato molte anime alla morte. Una morte diversa in questo caso ma allo stesso modo efferata negli intenti. Altrettanto delicato il racconto di una donna africana che portando la sua storia confessa di non fidarsi di nessuno e di pensare solo a salvare la sua vita, cosa che ha imparato nel luogo dove è nata e da dove è fuggita, ma che rivede ora negli occhi delle persone di questo luogo in forma di paura.
Imparare ad avere paura degli altri, è quanto siamo inconsapevolmente abituati a fare. Non ce ne rendiamo neppure conto, ma abbiamo molta paura e “quando la paura è dappertutto è tutto finito”.
©Laura Poretti Rizman
7 Minuti. Gruppo con Ottavia Piccolo, silenzio. Foto  De Martini b, Fornita da Politeama Il Rossetti
7 Minuti. Gruppo con Ottavia Piccolo, silenzio. Foto De Martini b, Fornita da Politeama Il Rossetti
 “Ottavia Piccolo e altre dieci attrici, dirette da Alessandro Gassmann, sono le protagoniste di 7 Minuti testo di Stefano Massini che va in scena al Politeama Rossetti da venerdì 30 gennaio a domenica 1 febbraio, ospite della stagione Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”.
La Stagione Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia giunge ad uno dei suoi momenti più attesi: da venerdì 30 gennaio a domenica 1 febbraio, va in scena alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti lo spettacolo 7 minuti, di Stefano Massini, per la regia di Alessandro Gassmann. Ne sono protagoniste undici attrici, capitanate da una emozionante Ottavia Piccolo, impegnate in un coinvolgente e attualissimo confronto.
«7 minuti di Stefano Massini, basato su un episodio accaduto in una fabbrica francese è, in questo passaggio storico, il testo che andavo cercando» sostiene Alessandro Gassmann. «Parliamo di lavoro, di donne, di diritti, lo faremo dando voce ed anima a undici protagoniste operaie che ci permetteranno di raccontare con le loro diverse personalità, le paure per il nostro futuro e per quello dei nostri figli, le rabbie inconsulte che situazioni di precarietà lavorative possono scatenare, le angosce che il mondo del lavoro dipendente vive in questo momento. Il linguaggio di Massini è vero, asciutto, credibile, coinvolgente, molto attento e preciso nel descrivere i rapporti ed i percorsi di vita di undici donne, madri, figlie, tutte appunto diverse tra loro, ma capaci di raccontarci una umanità che tenta disperatamente di reagire all’incertezza del futuro».
Ha colpito nuovamente nel segno della contemporaneità più viva e problematica, della drammaturgia più efficace e incisiva, Alessandro Gassmann nello scegliere il nuovo spettacolo su cui concentrare la propria attenzione.
Stefano Massini – Premio Ubu Speciale 2013 “Per il complesso della sua drammaturgia” – ha vissuto la creazione di 7 minuti con il fremito quasi di una “persecuzione”: «Ci sono storie – racconta – che ti vengono a cercare. Sembra che facciano davvero di tutto per essere raccontate, per essere scritte. Una di queste ha raggiunto e conquistato me, ed ha a che fare con le operaie tessili di Yssingeaux, nell’Alta Loira. Il fatto di cronaca risale al gennaio 2012, e ha riempito i giornali d’Oltralpe: d’altra parte poteva passare inosservato quel braccio di ferro così spietato fra le dipendenti – tutte donne – di uno dei massimi colossi industriali francesi e i nuovi dirigenti subentrati al controllo?»
Verità ed intensità: ecco qual è stato, fin dal recente debutto, il risultato del lavoro di Gassmann e delle undici emozionanti attrici su questa drammaturgia.
I “7 minuti” del titolo sono l’oggetto del contendere e il fulcro dello spettacolo che si svolge in unità di tempo, di azione e di luogo. Negli spogliatoi di una fabbrica, dieci operaie – ognuna con un proprio portato umano e familiare – attendono con ansia di conoscere il loro destino da Bianca, la loro portavoce, in riunione con i rappresentanti della nuova proprietà.
Ottavia Piccolo (Bianca) è un’operaia specializzata, accanto a lei, in ordine di apparizione, Eleonora Bolla (Sabina) operaia al reparto tinte, “se potessi morderei il mondo”, Paola Di Meglio (Olivia) operaia da 30 anni al reparto cardatura – sigarette e pensieri, Silvia Piovan (Arianna), operaia al reparto cardatura – “il mio lavoro è tutto”, Balkissa Maiga (Fatou) operaia specializzata – la paura vera, Cecilia Di Giuli (Rachele), operaia ai telai – forti braccia tatuate, Olga Rossi (Aneta) 34 anni, impiegata – “io non scappo”, Stefania Ugomari Di Blas (Mirella) operaia ai telai -tante paure, Arianna Ancarani (Lorena) operaia al reparto tinte – la partecipazione, Stella Piccioni (Sevgi) operaia al reparto filati – “non chiedermi nulla”, Vittoria Corallo (Sofia), impiegata – la concretezza dei numeri.
La minaccia per loro, sembra essere quella di una riduzione dei posti di lavoro: c’è dunque sollievo quando Bianca riferisce che la proprietà non licenzierà nessuno, ma propone la riduzione della pausa fra i turni da 15 a 7 minuti. Le operaie del consiglio, sembrano pronte ad accettare. Tutte, tranne Bianca: con logica sottile le convince che cedere su quella che, presa singolarmente, sembra una piccolezza, può significare aprire la strada alla demolizione di ben altri diritti…
Lo spettacolo ci pone innanzi a un dibattito avvincente, al confronto fra questi undici punti di vista e – in una dinamica che già ne La parola ai giurati aveva conquistato il pubblico – alla necessità di ponderare seriamente sull’etica del lavoro, come se anche noi ci trovassimo assieme a loro in quel consiglio di fabbrica… Che peraltro ci lascia nel dubbio: l’azione infatti s’interrompe quando l’ultima operaia, quella che determinerà la maggioranza dei sì o dei no, sta per dare la propria dichiarazione di voto.
Alessandro Gassmann ha chiesto a Gianluca Amodio, lo scenografo, e a Lauretta Salvagnin, la costumista, un’ambientazione realistica, Marco Palmieri ha disegnato luci che descrivono il passare del tempo. Il tema musicale originale e gli ambienti sono di Pivio&Aldo De Scalzi. Le videografie di Marco Schiavoni evocano gli esterni della fabbrica e, a tratti, danno forma ai pensieri e alle emozioni taciute dei personaggi.
7 Minuti di Stefano Massini è uno spettacolo di Alessandro Gassmann con Ottavia Piccolo, coprodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Stabile dell’Umbria e Teatro Stabile del Veneto.
Lo spettacolo va in scena al Politeama Rossetti venerdì 30 e sabato 31 gennaio alle ore 20.30 e domenica 1 febbraio in pomeridiana alle ore 16.
I biglietti ancora disponibili si possono acquistare presso tutti i punti vendita dello Stabile regionale, ed i consueti circuiti e accedendo attraverso il sito www.ilrossetti.it all’acquisto on line.
Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.

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