Artistic and Tecnological Investigations 🗓

 

AL VIA IL 21 AGOSTO A MUGGIA LA MOSTRA “ARTISTIC-TECHNOLOGICAL INVESTIGATIONS” DI ROBOTICS, FESTIVAL DI ARTE E ROBOTICA E ALTRE TECNOLOGIE  (un festival al tempo del Coronavirus)

Dominata dalle opere del noto artista statunitense Ken Rinaldo, di cui una sarà presentata in anteprima mondiale, l’esposizione esplora temi d’attualità – dalla comunicazione tra specie differenti al rischio di scomparsa degli insetti -, declinati secondo diversi approcci tecnologici

Guillermo omunismorobotico, immagine fornita da Giulia Basso

Avviato il ciclo di workshop sulle nuove tecnologie impiegate anche nella media-art, che si concluderà il prossimo autunno, si delineano le prossime tappe di ROBOTICS, festival di arte, robotica e altre tecnologie organizzato dal Gruppo78 e inserito nel calendario del Science in the City Festival di ESOF2020.

S’inaugura il 21 agosto alle 18.30, con una visita guidata su prenotazione, al Museo d’Arte Moderna Ugo Carà di Muggia la mostra “ARTISTIC-TECHNOLOGICAL INVESTIGATIONS”, che avrà come protagonisti un nucleo di artisti italiani e stranieri che si cimentano con pressanti tematiche d’attualità declinate secondo svariati approcci tecnologici, pur predominando il video che semplifica, in questa edizione segnata da Coronavirus, le possibilità realizzative.

Qui domina la presenza dell’artista e docente statunitense Ken Rinaldo, con due video documentativi delle sue più recenti investigazioni: Scatter Surge Holobiome e Opera for Dying Insects, quest’ultimo presentato al pubblico in anteprima mondiale. L’artista lavora sulla natura intersecata dalla tecnologia: una delle tendenze attuali nell’ambito robotico-artistico è quella della confluenza di sistemi naturali e di sistemi tecnologici per una reciproca simbiotica evoluzione. Ken Rinaldo ne è uno dei rappresentanti più noti a livello internazionale. Il primo video riflette sull’umanità intesa come una comunità multispecie composta da trilioni di cellule umane intrecciate simbioticamente a trilioni di microbi batterici, fungini e virali. Insieme ad acqua, luce, terra, aria, atmosfera formano un holobiont, un ecosistema complesso e dinamico. Il secondo video è un monito verso l’apocalisse degli insetti, che da un recente monitoraggio scientifico risultano diminuiti del 40%, con un danno gravissimo per l’intero ecosistema.

Nell’esposizione si susseguono proposte che impiegano diverse soluzioni tecnologiche, come quella con la blockchain technology, guidata dall’esperto Demetrio Siragusa, che con un gruppo di artisti del Gruppo78 ha tentato, nell’arco di un anno, un trasferimento in chiave blockchain dei diversi segni caratterizzanti i rispettivi linguaggi degli artisti. Con l’esemplificazione significativa di un video dell’americana Eve Sussman, “89 Seconds Atomized”, che racconta in 89 secondi la trasformazione performativa del celebre dipinto di Diego Velasquez “Las Meninas”. L’opera, nel concetto decentralizzato della blockchain, viene mostrata nella sua parcellizzazione per una “democratica” distribuzione della stessa a svariati collezionisti, che mettendosi d’accordo la possono poi ricostruire a piacimento. E poi c’è un video di Lucia Flego sulle proteine attaccate dal nuovo coronavirus, in proiezione olografica, supportata da un proiettore di ultima generazione proveniente dalla Cina, che acquista una tridimensionalità impressionante. 

E via via altre proposte, originali quanto intense sul piano concettuale e socio-culturale, come il video  di Guillermo Giampietro – che si tramuterà il giorno 18 settembre in performance dal vivo,  regole di contenimento permettendo – dal titolo, suggestivo quanto inquietante, “Comunismo robotico”. Prospetta un’ardita e al tempo stesso ironica lettura di una futura industrializzazione robotizzata dell’esistenza umana. Il duplice intervento di “Arte Contro”, collettivo formato da Cecilia Donaggio Luzzatto Fegiz, Max Jurcev, Betta Porro,  “Allow me to access my location” e “Red Mediterranean, the sea in a fontain” insiste su problematiche di assoluta attualità. Come, per quanto attiene al primo lavoro, il concetto di tracciamento fondato sull’utilizzo dei dati personali, espansi nell’infinito contesto dei big data, per lo più a favore di governi, multinazionali, per il mercato, qui però con l’intento di riappropriarsene utilizzandoli finalmente per se stessi. O, nel caso della seconda opera, un focus sulla fragilità umana, concetto oggi ampiamente discusso a livello filosofico/antropologico, individuando nel corpo umano una realtà “diminuita” piuttosto che “aumentata” in relazione alle grandi calamità che affliggono il pianeta, a partire dai migranti che popolano il fondo del Mediterraneo, tingendolo di rosso.

In questo contesto dei dati s’inserisce anche il duo romano Salvatore Iaconesi-Oriana Persico, con l’installazione multipla “DataMeditation: new rituals for new possible world”: una ricognizione della recente straordinaria esperienza di un workshop con un collettivo olandese, fondato su rituali computazionali in versione emotiva, sentimentale, umana, che intende concludersi nel clima di Robotics.

“Liber Paradisus” di Elisa Zurlo, realizzato in formato panoramico per esperienza VR e adattato per lo schermo in occasione di questo Festival, allude alla trasformazione della materia opaca in pura energia. Ma si rifà anche a un avvenimento storico di Bologna, celebrato col nome “Liber Paradisus” di una piazza della città, ovvero la liberazione dei servi della gleba nel 1256, del tutto innovativa rispetto ai tempi. Nel video la “liberazione” avviene metaforicamente all’interno di un sincrotrone, dove un corpo in movimento viene accelerato trasformandosi in particella luminosa.

Con “I’m h” Paola Pisani propone un’installazione/concerto random. h è il simbolo del “quanto” d’azione, la costante fisica che rappresenta l’azione minima di un’energia per un tempo. L’opera declina questa formula scientifica in un’esperienza spirituale, dove la volontà è la costante che consente di operare una trasformazione in grado di sviluppare un cambiamento del mondo intorno a sé. Al centro del sistema la riflessione sull’inquinamento, in particolare quello acustico.

E’ prevista anche  la “pittura generativa” di Bogdan Soban. Ingegnere meccanico e informatico prima che artista,  la sua opera nasce dalla collaborazione tra l’autore e la macchina.  C’è  l’”umano troppo umano” di Sara Alzetta, un mix misterioso tra umano e cyborg, e un’installazione interattiva REAR, che si completa con la partecipazione del pubblico, del  gruppo sloveno Marko Vivoda, Karsio Hmeljak e Luka Frelih, dislocata fuori dal museo, alla JulietRoom Gallery di via Battisti a Muggia.

ROBOTICS ha voluto dare spazio anche a due opere che provengono dalla Sezione MNT del Conservatorio Tartini di Trieste: “GEA”,  un’installazione di Mattia Piani che sonifica i movimenti tellurici, e un video del gruppo Sacha Safretti, Aaron De Francheschi, Stefano D’Angelo dal titolo “No Brainer”, che fonde l’idea di una materia organica in evoluzione con un elemento così reale e crudo come un cervello. Ma c’è anche un concerto al Laser, previsto per l’11 settembre, del visual/sound artist Alberto Novello, “Laser Drawing”, dove si vedono i suoni e si ascolta la luce.

L’esperienza di #cartolinedacasa #iorestoacasa  è un capitolo a sé, esula da Robotics, rispondendo all’impulso di cooperare, sul versante dell’arte, alla campagna “iorestoacasa”, esplosa ai primi di marzo a sostegno della Protezione Civile come di altri enti sensibili, per reggere la tragedia che ha investito l‘Italia, come il resto del pianeta. Ma è accaduto nel contesto di Robotics, si è nutrito in qualche modo della sua atmosfera,  del suo fervore esplorativo, e troverà pertanto un suo spazio al Carà, tramutandosi in un video.

La mostra sarà visitabile, a ingresso gratuito nel rispetto delle regole di contenimento, fino al 27 settembre (con orario venerdì 17-20; sabato 10-13 e 17-20; domenica 10-13). Al sabato ci saranno visite guidate, alle 18, su prenotazione (segreteria@g78robotics.it o T: 3496288361). Tutte le informazioni e gli aggiornamenti su https://g78robotics.it/.

ROBOTICS proseguirà ancora con una seconda mostra nel cuore del Porto Vecchio, che si svolgerà dal 29 agosto al 6 settembre al Magazzino 27.

Oltre a questo ricordiamo anche l’open call, con deadline il 1° agosto 2020, per giovani artisti under 35 sul tema “See the Sea Change”, ossia sui cambiamenti radicali che investono il pianeta, in particolare su quelli del mare, per aumentare la consapevolezza del pubblico sul fenomeno usando i linguaggi dell’arte. Il progetto si svolge in collaborazione con OGS, Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale.

 

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