4 aprile > 11 maggio 2025
PROTEO HIRST
brama scultorica
a cura di Massimo Premuda
organizzazione Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia

venerdì 4 aprile 2025
ore 17.30 performance di danza contemporanea site specific all’esterno del museo
“The Bench-La Panchina” ideata da Marta Zacchigna con il Collettivo Dancing House
ore 18 inaugurazione della mostra e visita guidata con il curatore
Museo d’Arte Moderna UGO CARÀ
via Roma 9, Muggia (TS)
orari da giovedì a sabato 10-12 e 17-19
domenica e festivi 10-12, ingresso libero
MUGGIA – Da venerdì 4 aprile 2025, presso il Museo d’Arte Moderna “Ugo Carà” di Muggia, è visitabile la mostra “Brama scultorica” dedicata allo scultore muggesano Proteo Hirst (Muggia 1930-Trieste 1985), curata da Massimo Premuda e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia, in occasione dei quarant’anni dalla morte. L’esposizione si inserisce nel ciclo di suggestive personali e antologiche pensate negli ultimi anni per valorizzare la produzione degli artisti del territorio, dai muggesani Aldo Bressanutti, Ugo Carà, Emanuela Marassi, Dante Pisani, Alan Stefanato e Villibossi, fino ai triestini Giovanni Duiz ed Ireneo Ravalico.
La mostra celebra la breve ma molto intensa e prolifica ricerca di Hirst con una cinquantina di opere realizzate tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, partendo da tre rari quadri ad olio degli esordi, si passa a una ventina di schizzi e studi di nudi femminili su carta a grafite e a carboncino e a una trentina di affascinanti sculture di piccole e medie dimensioni, bronzetti e gessi dipinti che abbracciano tutta la sua produzione, dalle nuotatrici ai lavoratori, dalle acrobate alle coppie di amanti fino ad opere informali.
L’inaugurazione dell’esposizione viene preceduta dalla performance di danza contemporanea site specific “The bench-La panchina”, ideata da Marta Zacchigna con il Collettivo Dancing House che si serve dell’architettura urbana per avvicinare il pubblico al linguaggio della danza contemporanea e del teatro di ricerca. La panchina non è solo un luogo iconico ma incarna uno vero e proprio spazio-tempo, una sorta di zona sospesa dalla quale coltivare un “movimento lento” e una visione inedita sul mondo, ogni nuovo incontro con l’architettura urbana genera infatti una nuova narrazione e un nuovo sviluppo performativo.
La performance è il risultato di uno studio sul gesto rallentato, in cui alcune pose sensuali e sofferenti delle sculture di Proteo Hirst vengono incarnate dai due danzatori Marta Zacchigna e Francesco Facca per restituirne tutta la vibrante energia. Una trasfigurazione poetica, dove i movimenti dei danzatori rievocano la tensione emotiva delle sagome scultoree. L’incontro tra danza e scultura si attua allora nella definizione e nella plasticità delle forme e nella loro composizione – e scomposizione – inedita e sorprendente. I corpi dei due performer diventano così lo strumento per restituire respiro alla materia scolpita in un’atmosfera sospesa che ricorda quella del sogno e della contemplazione.
In merito al focus dell’antologica, Massimo Premuda sintetizza così: “L’ampia mostra al Museo Carà intende rileggere la figura e la poetica dell’artista che, proprio fra gli anni Sessanta e Ottanta raggiunse l’apice della sua cifra stilistica. Rude, tormentato, sensuale, vigoroso e sensibile, si è espresso attraverso una vena molto personale e intensa, caratterizzata da un’impetuosa forza del segno e del gesto, concentrando il proprio interesse sul corpo umano, maschile e femminile. Scultore autodidatta, dopo aver frequentato la Scuola Libera di Figura del Museo Revoltella, sotto la guida di Nino Perizi, per perfezionare la pratica del disegno con lo studio del nudo, sviluppa uno stile autonomo e originale che parte da un linguaggio apparentemente impressionista per approdare ad esiti decisamente espressionisti, ed è caratterizzato da estremi ossimori tesi alla risoluzione dell’eterna dicotomia fra corpo e spirito, volontà e istinto. Ricercando un’armonia fra soggetto e materia, linguaggio e tecnica, lirismo vitale e vis tragica ed erotica, naturalismo e tensione all’astrazione, la sua ricerca è contraddistinta da espressionismo, verismo e novecentismo, da Ivan Meštrović ad Arturo Martini, ma anche dalle reminiscenze rodiniane di Ruggero Rovan alla celebrazione del corpo umano dell’esuberante dinamismo della scultura classica greca. Ha indagato a lungo marmo e legno, ma solo nel caldo modellato ha trovato quella morbida plasticità atta ad esprimere al meglio la tragica carnalità del connubio “amore e morte”. Nei bronzetti dunque, talvolta anche con una vena ironica, giocosa e grottesca, emerge una dichiarata fisicità in bilico fra impulso erotico e grandiosità eroica con violenti tagli di luce e bruschi chiaroscuri che ne fanno uno degli scultori muggesani più incisivi e graffianti del Novecento.”
Il tema dominante dell’opera di Hirst è la figura femminile che “sembra incarnare un fantasma sfuggente, quasi una chimera di campaniana memoria. Violenta detonazione anatomica, o erotismo e sensualità dionisiaci? Forse entrambi.” così viene descritto il soggetto principe della sua ricerca, ma Giulio Montenero nel 1979 si spinge oltre evidenziando che: “Più di frequente il corpo femminile – raffigurazione di un tipo fisico e di un carattere assai bene individuati – più di rado il corpo maschile, rispondente ai tratti del primo e concepito in preparazione dell’abbracciamento erotico, sono i temi della statuaria di Hirst. Arte semplice, ma non certo incolta e ingenua… anzi semplice perché tesa verso un’aspirazione di grandiosità eroica che era ed è propria della tradizione classica e tale da incarnare nella compiutezza formale quella complessità contraddittoria dei sentimenti che è un tutt’uno con la vita umana.” e continua affermando che la sua opera “ha del classico (per la fedeltà al reale) e dell’eroico (per l’intenzione epica e spesso tragica di questi volti e di queste figure, in posizioni quasi acrobatiche, in tensioni spasmodiche) anche e soprattutto nella finalità di sublimazione degli istinti alla quale la scultura viene chiamata.”
Infine così lo ricordava il critico Sergio Molesi dalle colonne di Trieste Oggi in occasione della mostra postuma del 1991: “Il realismo di Hirst è solo apparentemente semplice, in quanto vi si trova traccia significativa delle esperienze d’avanguardia che egli ha praticato come in una sorta di tirocinio ed esercizio, mai freddo ed accademico, ma sempre fervidamente partecipe. Il vitalismo prorompente che coglie la drammatica ed arbitraria ricomposizione espressionistica, in cui la memoria futurista diviene, attraverso l’esperienza dell’astrazione, scattante tensione sottesa alla restituzione realistica. Con tali mezzi linearistici, plastici e luministici, Proteo Hirst ci consegna quel prorompente vitalismo orgiastico, di cui oggi abbiamo tanto bisogno a fronte della piattezza e banalità di pensare e sentire, cui ci riduce la nostra civiltà, che tutto (o molto) concede al comfort, ma poco all’autentica gioia di vivere.”
La mostra potrà essere visitata a ingresso libero fino a domenica 11 maggio 2025 con il seguente orario, da giovedì a sabato 10-12 e 17-19, domenica e festivi 10-12.
info
Comune di Muggia – Assessorato alla Cultura
040 3360340 – ufficio.cultura@comunedimuggia.ts.it
www.muggiacultura.eu – www.museougocara.eu
Proteo Hirst (Muggia 1930-Trieste 1985)
Scultore impressionista che nelle sue opere evidenziò, caratterizzandoli fortemente, gli aspetti della figura umana che più attrassero il suo forte senso plastico. Memore della lezione novecentista si mosse tuttavia alla ricerca di un linguaggio personale. Autore di figure e composizioni di notevole equilibrio e di buona fattura tecnica. La sua materia preferita fu la pietra pur avendo operato l’artista anche nel legno e in altri materiali. Giulio Montenero lo definì “erede ideale di Rovan” e ne lodò gli esiti tesi verso la fedeltà al reale e all’eroico “nella finalità di sublimazione degli istinti alla quale la scultura viene chiamata”. Espose in mostre personali e collettive iniziando negli anni ’60 a Trieste e in altre città italiane tra le quali Genova, Ravenna e Rimini, con all’attivo importanti segnalazioni critiche e annotazioni biografiche su libri e dizionari d’arte. Dopo la sua morte tra il 1991 e il 1999 sono state allestite diverse mostre postume che lo hanno fatto ulteriormente conoscere ed apprezzare a Trieste, Roma e Klagenfurt.
da “Dizionario degli artisti di Trieste, dell’Isontino, dell’Istria e della Dalmazia”
di Claudio H. Martelli