– In Sud America, ma anche in Turchia, Grecia e Spagna, non compriamo oggetti in tartaruga. Questi animali marini o di fiume sono a serio rischio di estinzione.
– Nei paesi orientali non acquistiamo farfalle sotto vetro. Molte specie si stanno estinguendo.
– In Brasile non acquistiamo pappagalli, soprattutto la specie Ara spix. Sono uccelli in via di estinzione e vittime di un vasto traffico illegale.
– In Indocina e Sud America non acquistiamo oggetti in coccodrillo. E non importiamo da questi paesi rettili vivi. Sono specie protette sempre più rare. E i 58 mila italiani che tengono in casa questi rettili lo fanno illegalmente.
– Non acquistiamo oggetti in pelle di serpente. Questi rettili si nutrono anche di topi che stanno diventando sempre più numerosi e difficili da eliminare.
– Non portiamo in Italia scimmiette, roditori, e in genere animaletti esotici. Turbano l’ecosistema. Come é accaduto in Lazio, Piemonte e Lombardia dove un piccolo roditore come la nutria ha proliferato a dismisura, turbando la fauna locale e provocando seri problemi sia per la sua aggressività sia per i notevoli escrementi prodotti.
– Non acquistiamo più tartarughine americane. Una volta cresciute diventano ingombranti. E chi se ne sbarazza lasciandole nei fiumi di casa nostra mette in pericolo la sopravvivenza di rane, rospi e tritoni delle cui uova si nutrono.
– Limitiamo il più possibile il consumo di tonno. Giapponesi e norvegesi, che sono tra i maggiori pescatori di tonno al mondo, utilizzano grandi reti nelle quali vanno a impigliarsi anche i delfini, che alla fine vengono uccisi.
– Evitiamo di acquistare prodotti confezionati nel polistirolo. Al momento non é riciclabile. Resta nelle discariche per 5 secoli, ma solitamente finisce in mare facendo morire piccoli animali, come le tartarughine, che lo scambiano per cibo.
Ketty Coslovich