Gli uomini che hanno rovinato il mondo portavano la cravatta, non i tatuaggi
(Anonimo)
Una musica dolcissima suonata dal vivo da valenti musicisti accompagna la voce suadente di Claudio Bisio che racconta la bellezza di un cammino, della condivisione nel silenzio, della fatica nella salita e della bellezza delle cime; il tutto come fosse una poesia. Un padre che parla con il figlio che non c’è, in un monologo dove il pubblico troppo spesso si specchia in una ricerca infinita di comunicazione apparentemente inesistente. Ricordare il passato confrontandolo con il presente, è stato un errore dei nostri predecessori, che evidentemente, non siamo riusciti ad evitare. Quello che era giusto per noi, forse non è giusto per i nostri figli, e quello che spesso ci dimentichiamo di ammettere è che i nostri figli possono insegnarci molto, soprattutto possono ricordarci di come si viva meglio liberi da pesi, catene, corde, massi, pietre e ingombri di qualunque tipo che noi lasciamo pendere sul nostro vivere.
Una scenografia che muta colore alle pareti e al contorno del momento a seconda delle emozioni, e che nella sua scarna essenza, presenta tutta la simbologia necessaria al racconto. Inoltre al pubblico triestino più che ad ogni altro, non sfuggirà il collegamento artistico con l’importante esposizione di Jannis Kounellis tenutasi nel Salone degli Incanti – Ex Pescheria nel 2014. Una storia quella, di mare a collegare attraverso delle pietre una storia di montagna. L’una era una visione dal fondo marino, questa un’altro punto di vista, dove le pietre si sollevano a rendere libera da pregiudizi e da morali di insegnamento, nella considerazione che i figli sono un frutto a sè stante in grado di stupirci per la forza e la loro indipendenza.
Uno spettacolo che racconta con raffinata ironia e crudezza la difficoltà dell’essere genitore, attraverso i gesti quotidiani e le considerazioni in merito ad essi.
Il disordine come volontà di apparire quello che si vorrebbe essere ma che ancora non si è, l’atteggiarsi degli adolescenti con frasi che rispecchiano con evidenza quello che non si conosce appieno, la scarsa inclinazione al confronto con la generazione più vecchia, la confusione genitoriale nel definirsi competente delinea un quadro familiare molto comune, in questo mondo consumistico dove tutto rimane aperto e niente concluso. Una mancanza di autorevolezza di genitori che a loro volta sono perduti e cercano il conforto in luoghi non consoni, come l’aula dei ricevimenti scolastici, dove sentono di esser giudicati loro stessi, al posto dei loro figli.
Un racconto dolcissimo che racconta la crescita dei figli attraverso i loro genitori. Un confronto tra generazioni che non tralascia una satira politica inevitabile, perchè è difficile educare i figli a vivere in una società quando la stessa si presenta gravemente malata.
L’assurdità dei nostri usi e consumi, delle nostre mode, della nostra difficoltà di giudizio, si palesa quotidianamente, anche attraverso uno sfuggente incontro con un tatuatore, ma proprio quando pensiamo di aver perduto la nostra ultima possibilità, ecco che loro, i figli, ci stupiscono dimostrando la loro forza e permettendoci di poter affrontare la vecchiaia.
Un grandissimo testo, per una superlativa interpretazione musicale e d’attore.
Claudio Bisio e con i musicisti Laura Masotto al violino e Marco Bianchi alla chitarra, hanno emozionato il pubblico ed ottenuto il tutto esaurito per tutte le repliche triestine.
Father and son N1 ph Bepi Caroli, foto fornita da Il Rossetti
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“Dal 6 al 10 gennaio Claudio Bisio ritorna al Politeama Rossetti con Father and son, acuto e divertente spettacolo di Michele Serra diretto da Giorgio Gallione. Si parla di un rapporto padre-figlio adolescente in tutte le sue tenere, irritanti, divertenti complessità. L’appuntamento è inserito nel cartellone Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”.
Father and Son dallo scorso anno affolla le platee e conquista i critici in tutti i teatri italiani: un successo che si deve all’ineccepibile intreccio di talenti da cui fiorisce. La scrittura acuta e satirica di Michele Serra, la sapienza teatrale di Giorgio Gallione, l’altissima professionalità che Claudio Bisio – al suo ritorno al palcoscenico – coniuga con travolgente simpatia e spiccato carisma. La musica, quella di due artisti dal vivo in scena e quella di Cat Stevens, appropriatissima colonna sonora… Ma non basta: il testo, ispirato al romanzo Gli sdraiati e al Breviario comico di Serra, coinvolge il pubblico per il tema – il rapporto poco idilliaco fra un padre e il figlio adolescente – e per la sincerità disarmata, spudorata con cui il padre lo racconta. Ne nasce una pièce dagli accenti tenerissimi e beffardi in cui ognuno troverà modo di identificarsi.
Lo spettacolo apre nel miglior modo possibile il 2016 sul palcoscenico del Teatro Stabile regionale, ospite dal 6 al 10 gennaio del cartellone Prosa.
Al centro dello spettacolo è dunque un adolescente che conosciamo attraverso le parole – spesso sconcertate – del padre. Il ragazzo incarna l’emblematico ritratto della generazione degli “sdraiati”. Bivacca sul divano, avvolto in una felpa informe, incurante dei cuscini scomposti e degli avanzi di cibo che ha lasciato qua e là. Se il padre, entrando, spera di attrarre la sua attenzione, è bene che sappia di dover combattere con la televisione a tutto volume, con la musica contemporaneamente sparata nelle cuffie, con l’amico con cui lo “sdraiato” sta chattando via I-Phone, con il computer che troneggia sulla sua pancia acceso e con un libro che tiene nell’altra mano… Che stia addirittura studiando filosofia? Il padre è smarrito.
Le protesi tecnologiche sono davvero il solo interesse di questi giovani impermeabili ad ogni comunicazione diretta? O forse sono uno scudo, come una difesa possono essere anche le loro goffe felpe, il loro rimanere “sdraiati”, non coinvolti o peggio diffidenti rispetto a una società – quella dei padri – che di buono ha ben poco?
Claudio Bisio cerca una breccia nel muro dell’adolescente, vuol fargli apprezzare il “mondo fuori”, ma chissà perché ogni volta che lo evoca gli sorge il sospetto di offrire al figlio ulteriori alibi e motivi per la sua fuga. Ciononostante ci prova, parla e parla, convince nevroticamente, racconta il ragazzo e inevitabilmente dipinge sè stesso, educatore inconcludente, padre dall’autorevolezza blanda, che per primo non si crede fino in fondo. Può riuscire uno così a trascinare quell’adolescente tecnologico a passeggio sul Colle della Nasca? Può riuscire a farlo diventare uomo e finalmente a concedersi una serena vecchiaia?
Lo comprenderemo seguendo questo spettacolo vivo e attualissimo, dall’inventiva e dalla comicità irresistibili, trascolorando dall’ironia alle riflessioni sulla morale e attraverso una prova d’attore di assoluto pregio.
«È un ruolo non lontano dalla mia vita – ha spiegato Bisio – dato che ho due figli di 19 e 17 anni e quindi capisco – e sto vivendo – le cose che raccontiamo nello spettacolo. In scena il figlio non è presente ma viene costantemente “evocato” (peraltro i due eccellenti musicisti che mi accompagnano sul palco, il chitarrista Marco Bianchi e la violinista Laura Masotto, a livello subliminale lo evocano ulteriormente nella mente degli spettatori, vista la loro giovane età). Il risultato è una sorta di confessione allo specchio, catartica per questo padre così libertario, intelligente, curioso, disponibile, “diversamente giovane”, che pure non riesce a instaurare il dialogo che vorrebbe con il proprio figlio».
Cn questo spettacolo Bisio prosegue la sua collaborazione con un uomo di teatro di grande inventiva e sensibilità come Giorgio Gallione: «Io e Giorgio – scrive l’attore – condividiamo e perseguiamo un’idea di teatro non banale, che faccia riflettere, magari che crei anche un po’ di polemica (I bambini sono di sinistra nel 2003 aveva scatenato addirittura un’interpellanza parlamentare!), che sappia divertire e rivolgersi a un vasto pubblico. La prima volta che io e Gallione abbiamo collaborato è stato quando abbiamo messo in scena Monsieur Malaussène di Daniel Pennac; lì si parlava di figli che dovevano ancora nascere (iniziava con un’ecografia) e anche i nostri figli, che sono coetanei, stavano nascendo. Ora quei figli da bambini sono diventati adolescenti, in un certo senso stiamo seguendo la nostra biografia…»
«Leggere Gli sdraiati di Serra – autoironico ma al tempo stesso profondo – e innamorarcene è stato un tutt’uno» prosegue Bisio. «Ho pensato che aveva scritto esattamente ciò che io pensavo. Abbiamo quindi deciso di basarci su quel testo per lo spettacolo molto prima del clamoroso successo che ha avuto in libreria. E poiché sentivamo però il bisogno di legarci all’attualità lo abbiamo “contaminato” con alcuni estratti di Breviario comico».
Diplomato alla Civica Scuola per Arte Drammatica del Piccolo di Milano, membro della Compagnia i Comedians con Gabriele Salvatores e Paolo Rossi, Claudio Bisio come attore nasce a teatro. Nel corso degli anni, nonostante i sempre più fitti impegni con il cinema e la televisione, ha continuato a calcare le tavole del palcoscenico con una certa continuità, collaborando dal 1997 in poi con il Teatro dell’Archivolto di Genova, che ha prodotto diversi spettacoli di cui è stato protagonista, tutti con la regia di Giorgio Gallione. Tra i vari titoli ricordiamo Monsieur Malaussène di Pennac (1997/2001), La buona novella (2000/2001), I bambini sono di sinistra di Michele Serra, e il reading spettacolo Io quella volta lì avevo 25 anni di Gaber e Luporini (2009/2010).
Father and son di Michele Serra ispirato a Gli Sdraiati e Breviario comico, con Claudio Bisio e con i musicisti Laura Masotto (violino) e Marco Bianchi (chitarra) si avvale delle scene e dei costumi di Guido Fiorato, delle musiche di Paolo Silvestri e delle luci di Aldo Mantovani. La regia è di Giorgio Gallione e la produzione è firmata dal Teatro dell’Archivolto.
Lo spettacolo è in abbonamento per il cartellone Prosa, da mercoledì 6 gennaio alle ore 20.30. Replica allo stesso orario giovedì 7, venerdì 8 e sabato 9 gennaio, mentre domenica 10 la recita è pomeridiana con inizio alle ore 16.
Per acquistare i posti ancora disponibili o per prenotazioni ci si può rivolgere presso tutti i punti vendita dello Stabile regionale, i consueti circuiti o accedere attraverso il sito www.ilrossetti.it alla vendita on line. Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.
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