

Giovedì 9 novembre alle 12 è stata presentata alla stampa all’Associazione Giuliani nel Mondo (via S. Caterina da Siena 7) le due mostre dedicate a due artisti triestini curate dall’architetto Marianna Accerboni:
- Leonor Fini. Memorie triestine – 16 novembre – Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles.Fino al 5 gennaio 2018 approfondisce attraverso opere, lettere, capi d’abbigliamento e video interviste inedite a personaggi che la conobbero (tra i quali Gillo Dorfles) la formazione tutta triestina dell’artista, avvenuta nei primi vent’anni della sua vita nel fervido clima culturale della Trieste dell’epoca accanto a Svevo, Saba, Leo Castelli, Gillo Dorfles, Arturo Nathan, Bobo Bazlen. L’inaugurazione sarà sottolineata da un evento multimediale di luce e musica con il concerto di musiche inedite composte per la mostra da Paolo Troni e una proiezione di luce sulla facciata del palazzo che rievocherà il mare di Trieste, tanto amato dalla Fini
- Incanto e luci dell’Adriatico – 22 novembre – Ufficio di collegamento della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles. Fino all’8 dicembre 2017 Fabio Colussi in mostra il mare e la luce speciale di Trieste attraverso quasi una trentina di oli inediti realizzati dall’artista dal 2015 a oggi, accanto a vedute di Grado e di Venezia.
In conferenza stampa é stato proiettato in anteprima il filmato con una introduzione in esclusiva di Gillo Dorfles per la mostra di Bruxelles e alcune interviste inedite sulla Fini dello stesso Dorfles e di altri personaggi che conobbero l’artista triestina.
Leonor Fini. Memorie triestine
All’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles una mostra multimediale di pittura, musica e luce dedicata alla grande artista di Trieste
17 novembre 2017 – 5 gennaio 2018
Ideazione, curatela e allestimento di Marianna Accerboni
Conferenza stampa: giovedì 9 novembre 2017, ore 12.00
Associazione Giuliani nel Mondo – via S. Caterina da Siena 7 – Trieste
Inaugurazione: giovedì 16 novembre, ore 19.00

Dal 17 novembre 2017 al 5 gennaio 2018 l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles ospita la mostra Leonor Fini. Memorie triestine, che sarà inaugurata giovedì 16 novembre dal direttore dell’IIC Paolo Grossi e dalla curatrice Marianna Accerboni con uno speciale contributo video inedito di Gillo Dorfles. L’esposizione si propone di portare nel cuore d’Europa l’artista Leonor Fini, argentina di nascita e triestina d’adozione, riunendo per la prima volta un’ottantina di opere, molte delle quali inedite, espressione del suo personale lessico surrealista e della sua personalità.
Bruxelles è la prima tappa di un ciclo espositivo che vedrà la mostra toccare, nel 2018, Parigi, Laveno Mombello (Varese) e infine Trieste, città dove la Fini crebbe e si formò, e da dove – idealmente – la mostra prende avvio. L’inaugurazione a Bruxelles sarà l’occasione per assistere a un’inedita performance multimediale di luce e musica ispirata alle sue opere: la facciata dell’antico e centralissimo palazzo che ospita l’Istituto Italiano di Cultura sarà illuminata per la prima volta da un colore azzurro-blu, a ricordare il mare di Trieste, che la Fini amava molto. Il musicista italo-brasiliano Paolo Troni interpreterà dal vivo alcune sue composizioni inedite ispirate alla Fini e realizzate espressamente per la mostra. Tali brani continueranno a essere diffusi all’interno della rassegna, divenendone la colonna sonora per tutta la durata dell’esposizione. Anche nelle tappe successive l’inaugurazione sarà caratterizzata da una performance multimediale di luce e musica, realizzata site specific, in tema con la mostra.
Attraverso una serie di testimonianze artistiche e culturali per la maggior parte inedite, l’esposizione si propone di mostrare il risvolto più intimo e privato della personalità di Leonor Fini, a 110 anni dalla nascita (Buenos Aires 1907 – Parigi 1996), tornando innanzitutto alle radici della sua formazione: Trieste, città fondamentale per lo sviluppo del suo linguaggio artistico, dove fu portata nel 1908 dalla madre, Malvina Braun, appartenente a una colta famiglia della borghesia intellettuale triestina, in fuga da Buenos Aires, e dal marito argentino di origini beneventane, dalla dubbia personalità.
Leonor crebbe nel particolare milieu d’avanguardia che all’epoca caratterizzava questa città – sospesa tra pensiero mitteleuropeo e suggestioni italiane, avanzatissima e cosmopolita – in contatto con la colta borghesia intellettuale. Arturo Nathan, Gillo Dorfles, Leo Castelli, Umberto Saba, Italo Svevo e Bobi Bazlen – il grande traghettatore in Italia della letteratura dell’Est europeo in lingua originale – sono solo alcuni degli artisti, letterati e intellettuali, che lei frequentò nei primi vent’anni della sua vita e che influirono molto sulla sua formazione concettuale ed estetica, oltre che sulla sua forma mentis internazionale.
Negli anni Trenta, l’artista si trasferì a Parigi dove rimase fino alla morte. Qui “l’italienne de Paris” – come Leonor veniva chiamata in Francia – ebbe l’occasione di esporre assieme a celebri artisti, quali Salvador Dalì, Max Ernst, Meret Oppenheim e altri importanti surrealisti, alla mostra inaugurale della Galerie Drouin, che il gallerista Leo Castelli (triestino di origine ungherese) aveva appena aperto nella capitale francese con l’architetto Renè Drouin. A Parigi tenne anche la sua prima personale: nel 1932, alla Galerie Jacques Bonjean, allora diretta da un giovane Christian Dior, non ancora couturier, che la consacrò nell’empireo dei grandi artisti del ‘900. Sempre a Parigi conobbe e frequentò personaggi storici quali il fotografo Henri Cartier-Bresson, lo scrittore e poeta Jules Supervielle e Max Jacob, pittore e critico amico di Picasso, Braque, Cocteau e Modigliani. Pur essendo rimasta sempre molto legata a Trieste, dopo la morte della madre, avvenuta molto tardi, non vi tornò più, non sopportando l’assenza della figura materna nella città che le aveva ospitate e accolte.
Il percorso espositivo
In linea con le tendenze del linguaggio comunicativo contemporaneo, il percorso espositivo è concepito come un evento multimediale di pittura, musica e luce. Un’atmosfera misteriosa e introspettiva – spesso in penombra e tanto familiare alla sua personalità artistica – fa risaltare le opere nel buio della sala tramite fasci di luce, gli stessi che si ritrovano sulle tele dell’artista.
In mostra sono presenti un’ottantina di opere, tra cui: undici, quasi tutte inedite regalate alla cugina triestina Mary Frausin, persona alla quale Leonor era legatissima; una collezione di trentadue opere su carta, in buona parte inedite, fuori commercio o prove d’autore, donate all’amico triestino Giorgio Cociani, cui l’artista era unita dalla comune passione per i gatti, che considerava delle piccole magiche divinità e che furono primo motivo ispiratore delle sue opere. Con Cociani, Leonor intrattenne per quasi vent’anni una corrispondenza fatta di telefonate quotidiane, lettere e cartoline inedite, dedicate in particolare al tema dei gatti, alcune delle quali sono esposte in mostra accanto a fotografie, importanti e rari libri d’arte a lei dedicati e sei affiches di sue importanti mostre personali in Europa. Sono presenti inoltre lettere del grande artista Arturo Nathan e alcuni stralci di lettere di Gillo Dorfles. Si potranno ammirare alcuni vestiti appartenuti all’artista, tra cui una preziosa cappa da sera in pelliccia molto evocativa della sua personalità, e infine, nel percorso espositivo sono messi in dialogo tre dipinti: uno suo, uno di Arturo Nathan e uno di Gillo Dorfles, a testimoniare simbolicamente la loro affinità elettive, la pittura introspettiva e visionaria che li accomunava e la loro grande amicizia, oltre a offrire un quadro dell’“intellighenzia” e dell’arte triestina che ruotavano intorno alla Fini in quegli anni di formazione, rimasti fondamentali nell’elaborazione del suo fare artistico. Nella stessa ottica di approfondimento e comparazione delle tre personalità, in mostra sarà presente un’indagine grafologica e letteraria dei loro scritti.
A completare il percorso è un video realizzato dalla curatrice, che raccoglie una sintesi delle testimonianze e interviste inedite ad amici e conoscenti triestini dell’artista, tra i quali Gillo Dorfles, Daisy Nathan – sorella del pittore Arturo – Giorgio Cociani, Eligio Dercar (gallerista di riferimento di Leonor a Trieste).
Le tappe della mostra
Bruxelles | Parigi | Laveno Mombello | Trieste
Il progetto espositivo prende il via da Bruxelles, dove la Fini è molto nota e apprezzata, essendo vissuta a Parigi e in Francia, e in virtù del suo legame con i Surrealisti francesi. Un linguaggio, quello del Surrealismo, che in Belgio vanta dei protagonisti internazionali quali Magritte e Delvaux. La rassegna si trasferirà successivamente a Parigi, dove Leonor arrivò nel 1931 e diede ufficialmente inizio alla sua carriera artistica, per poi essere ospitata a Laveno Mombello (Varese) nel Museo Internazionale del Design Ceramico in possesso di alcune porcellane decorate attraverso decalcomanie, tratte da disegni sul tema delle maschere di Leonor. Esse vennero realizzate per la Società Ceramica Italiana di Laveno attorno al ’51, periodo in cui era direttore di produzione l’architetto triestino Guido Andlovitz, grande innovatore del design ceramico europeo. Il ciclo espositivo si concluderà proprio a Trieste, dove la Fini crebbe e si formò e da dove, idealmente, la mostra prende il via.
Nello spazio espositivo di Bruxelles il 28 novembre verranno presentati i libri Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste di Cristina Battocletti (ed. La nave di Teseo) e Paesaggi e personaggi di Gillo Dorfles (ed. Bompiani).
Nell’ambito del progetto espositivo, verrà editato un volume curato da Accerboni con annesso il video delle interviste integrali sulla Fini (riprese e montaggio Barbara Mapelli) e un approfondimento ragionato dei temi sviluppati nell’esposizione.
Media partner:
IL PICCOLO / Gruppo L’Espresso
Con il sostegno di
CIACCIOARTE Broker Insurance Group, SPAZIOCAVANA Zinelli&Perizzi, SOROPTIMIST Club di Trieste, FIDAPA Sezione Storica di Trieste, AGI Associazione Grafologica Italiana Sezione di Trieste, Tenuta BARONI DEL MESTRI (Cormons, Gorizia).
INFORMAZIONI MOSTRA
Leonor Fini. Memorie triestine
16 novembre 2017 – 5 gennaio 2018
Inaugurazione: giovedì 16 novembre, ore 19.00
SEDE
Istituto Italiano di Cultura (IIC)
Rue de Livourne 38
1000 Bruxelles
tel + 32 (0)2 533 27 20
www.iicbruxelles.esteri.it
ORARI
lunedì – venerdì | 9.30-13.00; 14.30-17.00
Ingresso libero
FABIO COLUSSI. INCANTO E LUCI DELL’ADRIATICO: DAL 22 NOVEMBRE 2017 LA MOSTRA PERSONALE DEL PITTORE TRIESTINO ALL’UFFICIO DI COLLEGAMENTO DELLA REGIONE FVG A BRUXELLES

conferenza stampa: giovedì 9 novembre 2017 ore 12.00
Associazione Giuliani nel Mondo – via S. Caterina da Siena 7 – Trieste.
Interverranno il Vicepresidente dell’Associazione Giuliani nel Mondo Eugenio Ambrosi, il Direttore Fabio Ziberna e la curatrice Marianna Accerboni. Sarà presente l’Artista Fabio Colussi.
S’inaugura il 22 novembre 2017 alle ore 18.30 nella Sede dell’Ufficio di collegamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a Bruxelles la mostra Incanto e luci dell’Adriatico del pittore triestino Fabio Colussi. Organizzata dall’Ufficio di collegamento della Regione nella capitale belga e dall’Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste, presieduta da Dario Locchi e diretta da Fabio Ziberna, e di Bruxelles, presieduta da Flavio Tossi, l’esposizione è curata dall’architetto Marianna Accerboni: in mostra quasi una trentina di dipinti a olio su tela e su tavola realizzati dall’artista dal 2015 a oggi, per la maggior parte inediti. I lavori sono dedicati alle vedute d’acqua, con particolare riferimento alla laguna di Trieste, ma anche di Grado e di Venezia. Fino all’8 dicembre.
In questa rassegna – scrive Accerboni – Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena lirica il fascino del mare della sua città, Trieste, accostandolo a quello della laguna e di Venezia. La medesima, sottile inclinazione neoromantica, intrecciata a una personale e sensibilissima vena cromatica, caratterizzano tali vedute: con grande abilità tecnica e avvalendosi di infinite velature, Colussi cattura l’ineffabile luce del golfo di Trieste e quella magica della laguna, consegnandoci un angolo di mondo, in cui poter sognare ancora, grazie al prezioso virtuosismo di questo poeta del paesaggio.
Memore di una vena neoclassica, che appartiene culturalmente a Trieste, l’artista prosegue in modo del tutto personale l’antica tradizione di pittori e vedutisti attivi a Venezia nel ‘700 quali Francesco Guardi e Canaletto, vicino al primo per ispirazione poetica e al secondo per l’interpretazione più razionale dei luoghi. Ma, agli esordi, Colussi ha guardato anche ad altri pittori e vedutisti, in questo caso giuliani, come Giuseppe Barison, Giovanni Zangrando, Ugo Flumiani e Guido Grimani, tutti in un modo o nell’altro legati alla grande tradizione pittorica e coloristica veneziana, che rappresentava un importante punto di riferimento, nel secondo ottocento e nel primo novecento, accanto all’Accademia di Monaco, per gli artisti triestini.
Altro fulcro fondamentale fu infatti per loro anche la cultura austro-tedesca. E non a caso nelle opere di molti di questi compare spesso una luce azzurro-grigia, che più che un colore rappresenta un’atmosfera, una sorta di evoca