Il Delitto di via dell’Orsina 🗓

Strizza l’occhio al varietà lo spettacolo che apre l’anno 2023 per la stagione di prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Il nuovo anno quindi apre le porte del teatro nel tema della  leggerezza che  il filone vaudeville di cui Eugène Labiche apparteneva, alterna alla prosa strofe cantate su arie conosciute. Il tono era satirico e nacque nella Francia del nord a fine Settecento e fino agli anni venti del Novecento il genere prese piede anche in Nord America, trasformandosi nel moderno spettacolo di varietà. In questo paese la sua popolarità crebbe con lo sviluppo industriale e la crescita demografica delle città, declinando poi con l’introduzione dei film sonori e della radio.

Al pubblico triestino non è sicuramente potuta sfuggire l’assonanza tra il lavoro dell’antesignano Eugène Labiche e quello di un noto attore e comico italiano, Angelo Cecchelin che negli anni venti recitava a Trieste e in tournée in Italia, attivo prevalentemente a teatro e prese parte anche ad alcuni film, ma a causa della sua satira inriverente collezionò  in carriera ben 86 tra diffide, processi e sospensioni lavorative e durante Ventennio finì addirittura davanti al Tribunale speciale. 

Il Delitto di via dell’Orsina, spettacolo di produzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana, è in scena a Trieste il sette e l’otto gennaio: diretto  da Andrée Ruth Shammah offre al pubblico la possibilità di vedere in scena  due grandissimi interpreti: Massimo Dapporto e Antonello Fassari che sanno offrire anche un piacevole lato di danza e comicità, di teatro di prosa e teatro dell’assurdo. Con Massimo Dapporto e Antonello Fassari in scena il resto della compagnia composta da Susanna Marcomeni, Marco Balbi, Andrea Soffiantini, Christian Pradella e Luca Cesa-Bianchi.

Di gran gusto le scene di Margherita Palli intervallate da figure in legno, e molto azzeccati i costumi di Nicoletta Ceccolini che spostano la visuale dal Settecento al Novecento.

Uno spettacolo che riesce a strappare le risate nonostante il tema affrontato purtroppo fin troppo realistico e che nell’assurdità proposta dal testo, rimane fin troppo contestualizzato in una società senza valori e rispetto della vita altrui che vede femminicidi, omicidi e accuse errate all’ordine del giorno. Una società che non è lontana dal nostro vivere ma che ci tocca quotidianamente fin troppo da vicino.

Laura Poretti Rizman

Massimo Dapporto e Antonello Fassari- Il delitto di Via dell’Orsina – Foto di Francesco Bozzo fornita da ufficio stampa

IL DELITTO DI VIA DELL’ORSINA
di Eugène-Marin Labiche
traduzione Andrée Ruth Shammah e Giorgio Melazzi
adattamento e regia Andrée Ruth Shammah
con Massimo Dapporto, Antonello Fassari, Susanna Marcomeni e con Marco Balbi, Andrea Soffiantini, Christian Pradella, Luca Cesa-Bianchi
musiche Alessandro Nidi
scene Margherita Palli
costumi Nicoletta Ceccolini
luci Camilla Piccioni
produzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana

 

 

Un delizioso, divertente “duetto” di grandi interpreti – Massimo Dapporto e Antonello Fassari – diretti da Andrée Ruth Shammah e la drammaturgia esilarante e dalla perfetta costruzione di Eugène Labiche, assicurano al pubblico della Stagione “Prosa” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia un ingresso nel nuovo anno all’insegna della leggerezza e del divertimento.

“Il Delitto di via dell’Orsina” – in scena al Politeama Rossetti il 7 e 8 gennaio – è infatti una commedia nera, fatta di trovate, energia, risate e sorprese.
Si tratta di uno degli atti unici più conosciuti di Eugène Labiche, geniale creatore del vaudeville, capace di svelare, con indiavolate geometrie di equivoci e farse, il ridicolo nascosto sotto i tappeti della buona borghesia. Risate dunque a non finire, ma anche una sottile denuncia di ipocrisie e atteggiamenti di facciata da criticare, anche se con lievità.

Lo spettacolo porta in scena due uomini, un ricco nobile ed elegante (Massimo Dapporto) e un proletario rozzo e volgare (Antonello Fassari), che si risvegliano nello stesso letto, e si ritrovano le mani sporche, le tasche piene di carbone senza riuscire a ricordare nulla di quanto accaduto la notte precedente.
Quando dal giornale apprendono della morte di una giovane carbonaia, si convincono di essere stati loro a commettere l’omicidio. Per i due protagonisti, disposti a tutto pur di sfuggire alla colpa e mantenere le apparenze, non resta che far sparire ogni prova.

Andrée Ruth Shammah che firma la regia e – assieme a Giorgio Melazzi – l’adattamento, mantiene intatta la struttura della pochade e del gioco indiavolato degli equivoci ma vira al noir seminando inquietudini all’ombra di qualcosa che incombe. La Francia perbenista e ottocentesca di Labiche diventa l’Italia del primo dopoguerra, pre-fascista e conformista. Alcune battute e personaggi sono “rubati” da altri lavori del drammaturgo francese per dare più spessore alle sottotrame e rendere più stratificata la vita che c’è dentro. Un atto unico che spinge sul gran gioco del teatro e delle sue possibilità, in cui si inseriscono couplets cantati. Una vicenda fatta di tensioni che gioca con i tanti tic di oggi e mette in scena il contrasto tra come vogliamo apparire e come siamo davvero dentro la solitudine che ci attanaglia.
Un sottile turbamento, fatto di piccole sospensioni, guida gli attori. Clownerie e astrazione beckettiana, il ritmo del vaudeville e la tradizione del teatro brillante italiano si incontrano in un vaudeville noir che fa ridere e pensare e che con i suoi vorticosi intrecci riesce a raccontarci, in modo non scontato, il disorientamento che stiamo attraversando.

«Nei testi teatrali ci sono personaggi che si ribellano all’autore che li ha creati e cercano rifugio nell’attore che li interpreta» scrive Massimo Dapporto a proposito del suo lavoro ne “Il delitto di via dell’Orsina”. «Giorno dopo giorno, durante le prove ti fanno partecipe del loro carattere e ti sorprendono rivelando sé stessi con una forza che a una prima lettura ti era sfuggita. Così è stato per il mio Oscar Zancopè. Ancora oggi, mentre sono in scena, quando serve, mi prende per mano e mi suggerisce i suoi stati d’animo. Spero di averlo accontentato raccontandolo per intero».

Eugène-Marin Labiche nacque a Parigi nel 1815 da una famiglia di ricchi borghesi, industriali. Proprio nella “borghesia” trovò quasi tutti i protagonisti e gli intrecci delle sue pièces: borghesi con tutte le loro manie, le loro pecche, i piccoli difetti e le grandi virtù.
Ha firmato in quarant’anni ben 174 copioni fra commedie e atti unici, scritti da solo o in collaborazione con altri autori. Una frenetica attività drammaturgica che ha prodotto alcuni capolavori come “Un cappello di paglia di Firenze” ed è culminata con due messinscene alla Comédie Française e la chiamata all’Académie Française.
Fu consacrato anche come il “re del teatro da boulevard”, genere di teatro leggero e comico allestito in teatri parigini a gestione privata, come il Palais-Royal dove il drammaturgo portò in scena anche “L’Affaire de la rue de Lourcine” nel 1857 e “29 degrés à l’ombre” nel 1873.

I biglietti disponibili sono in vendita alla Biglietteria del Politeama Rossetti, e in tutti i punti vendita del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Acquisti anche on line dal sito www.ilrossetti.it.

 

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