Stefania Rocca: «Sono la madre di Eva, voglio abbattere il muro del pregiudizio»
Eva si sente Alessandro fin da piccola, anzi da piccolo. E’ difficile per una madre poter accettare questo sentire, soprattutto se nell’infanzia ha stretto un legame strettissimo con la figlia, anzi con il figlio. E’ difficile per tutti, non soltanto per la madre. E’ difficile anche per chi deve formulare il dialogo nei confronti di chi si presenta con delle caratteristiche diverse dal genere al quale ci si rivolge. Oggi si sono creati dei simboli per non identificare il genere nella scrittura, ma nel parlato?
Medito perchè a volte mi sono trovata a dialogare con persone che hanno valutato l’ipotesi del cambio di genere e sbagliavo continuamente nel rivolgermi a loro. Me ne dispiaceva e mi rendevo conto che era tutto molto difficile. Risulta molto più semplice catalogare il bianco ed il nero, il buono ed il cattivo, il maschio e la femmina. Risulta molto più semplice, nella fortuna di chi si ritrova ad avere un pensiero che corre dentro a dei binari, ma per quelli che escono, spesso per loro fortuna se si tratta di un pensiero o di un sentimento, cosa accade? La vita diviene un inferno, finchè non riescono a trovare chi li comprende e condivide il loro sentire oppure si ferma ad ascoltare.
Una scelta da prendere ed un percorso da fare, un tema difficile che solo alcuni potranno capire appieno perchè si intende davvero solo se lo si vive, ma il testo portato a teatro permette, una volta di più, di fermarsi da tutto e nel buio della sala, cercare di abbracciare il tema, aiutati dalla bravura eccellente degli attori protagonisti, dal cast e soprattutto dalla scelta scenica, speciale e encomiabile, che attraverso uno studio di luci e proiezioni in multidimensione senza dimenticare una musica d’effetto a sottofondo, si riaffaccia al mondo cinematografico di cui la regista, autrice e interprete Stefania Rocca, appartiene.
Apparentemente la scena è continuamente divisa, da un muro, da pregiudizi, da porte, da rotture di dialogo, ma è nella scena finale che la riunione e l’accettazione della scelta evidenzia un amore che non si è mai distanziato.
Laura Poretti Rizman
“Stefania Rocca è protagonista e regista de “La madre di Eva”, spettacolo in cui l’attrice – ispirandosi al romanzo omonimo di Silvia Ferreri – affronta il contrasto generazionale e le tematiche transgender dal punto di vista di chi ne è fisicamente coinvolto. Lo spettacolo è ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”.
C’è un muro, sia concreto che metaforico, fra la madre e la figlia al centro dello spettacolo multimediale e coinvolgente che Stefania Rocca – da regista, autrice e interprete – trae dal romanzo di Silvia Ferreri “La madre di Eva” (finalista al Premio Strega 2018).
Lo spettacolo arriva ora a Trieste, al Politeama Rossetti per una data unica stimolante e ricca di spunti di riflessione, il 15 maggio alle ore 20.30.
Il muro concreto, si trova nella clinica di Belgrado in cui la madre protagonista, parla in modo interiore e toccante alla figlia, che, negli stessi istanti, al di là di quello stesso muro, viene preparata all’operazione che la renderà un uomo.
«Prima dei miei diciotto anni voglio sottopormi all’intervento che mi renderà quello che sono davvero: un uomo»: per Alessandro quel percorso è una liberazione. La madre invece ha sempre considerato quella figlia una femmina, vive la transizione come un calvario ingiustificato: non è bigotta ma ha paura, per la probabile sofferenza della figlia per il giudizio degli altri, per le difficoltà esistenziali e oggettive che affronterà, per il pregiudizio. Ecco il muro metaforico.
La madre attende, e instaura un dialogo surreale senza risposte, narrando la loro vita fino a quel momento, fra amore e odio, sensi di colpa, turbamenti, speranze e pericoloso senso di solitudine. Ma alla fine entrambe rinasceranno.
«Voglio raccontare il forte contrasto generazionale e le tematiche transgender dal punto di vista di chi ne è fisicamente coinvolto – scrive Stefania Rocca – ed anche di chi, in quanto genitore, sente il dovere di proteggere “la sua creatura”, con il timore delle discriminazioni che la società spesso riserva a coloro che perseguono un percorso di transizione».
Lo spettacolo alla Sala Assicurazioni Generali di Trieste va in scena solo il 15 maggio alle ore 20.30: i biglietti ancora disponibili sono in vendita nei circuiti consueti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: www.ilrossetti.vivaticket.it
Informazioni sono disponibili sul sito www.ilrossetti.it e al tel 040.3593511.
“LA MADRE DI EVA”
con Stefania Rocca
e Bryan Ceotto/Simon Sisti Ajmone
dal romanzo di Silvia Ferreri (NEO Edizioni)
adattamento e regia Stefania Rocca
consulenza artistica Luciano Melchionna
produzione Stage Entertainment, Enfi Teatro, Ora One Production