La melodia del corvo

“Ricordati figliolo che la gioia è il principio del dolore”

Un’odore di vecchio ospedale e di ruggine si espande nell’aria, mentre delle note accompagnano una canzone che racconta una vita.
Un’attore, Maurizio Zacchigna, che nonostante il poco tempo permessogli per entrare nella parte, ha saputo centrare appieno l’essere protagonista, entrando alla perfezione nel personaggio.
Nella scena un letto d’ospedale d’altri tempi, e pochi altri elementi: un paio di sedie, un comodino, un tavolo, tutti appartenenti agli anni sessanta. Provo la sensazione che quest’odore così forte, che sa di dolore e immobilità, blocchi  tutto il pubblico in ricordi personali, non troppo lontani.
I muri sono spogli, ma a tratti si riempiono di un tessuto di immagini come fossero la trama di una vita che riaffiora colorando il bianco che solitamente   l’avvolge, come se l’equilibrio della quiete potesse venir scosso da un passato non risolto.
Uno spaccato di quella che era la Sanità non molti anni indietro, una realtà che Pino Roveredo riporta sui suoi testi ma, come in questo caso, anche in scena con la regia di Marko Sosic.
Un riarrangiamento di canzoni popolari come a indicazione di percorso nel riprendere in mano il proprio passato per riuscire a raccontarlo con la capacità e la coscienza attuale.
Sul palco il suo rapporto con l’altra parte del cielo, in questo caso Giuliana, una donna dalle scarpe rosse, volgare, perduta, interessata. Una donna per la quale il protagonista perde la ragione fino ad arrivare a ucciderla, pensando così di tenerla con se per il resto dei suoi giorni.

Lungo questo percorso di racconto di vita, i personaggi si animano come fossero marionette. Il ricordo di un tempo passato e sbagliato, ma senza rimpianto.
Una storia di una donna che ha subito violenze di ogni tipo e che proprio nel rifiutare l’amore ha trovato la morte. Una morte fisica, non molto diversa dalla morte psicologica riservata alle altre due donne della vita di Gino. Un racconto di sofferenza dove le donne vengono annientate e con loro la dignità di ogni uomo.
Un bisogno d’amore che si conclude con la pazzia nel canto corale della Melodia del Corvo.

Insieme al protagonista altri quattro attori, di mirabile bravura: Adriano Braidotti, Laura Bussani, Alessandro Mizzi e Mariagrazia Plos, così come i due musicisti Stefano Schiraldi alla chitarra e Laura Comuzzi al violino e pianoforte.

Un connubio particolarmente vincente quello del racconto di Pino Roveredo, unito alla musica di Stefano Schiraldi, alla scenografia di Peter Furlan ed a tutta la compagnia di interpreti.

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©Laura Poretti Rizman
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“Presentato in conferenza stampa La melodia del corvo di Pino Roveredo, regia di Marko Sosič, produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e di Bonawentura, al suo debutto assoluto l’8 marzo alla Sala Bartoli. Lo spettacolo rappresenta il momento centrale di un progetto che lo Stabile declina nel segno della drammaturgia contemporanea e della valorizzazione delle potenzialità artistiche della regione.”

Va in scena alla Sala Bartoli La melodia del corvo, tratto dall’apprezzato romanzo di Pino Roveredo dallo stesso autore assieme al regista Marko Sosič: lo spettacolo vede uniti in un comune progetto di produzione lo Stabile regionale e la Cooperativa Bonawentura.

Nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta mercoledì 6 marzo alle ore 11.30 al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, alla presenza del Presidente Francesco Peroni, del regista Marko Sosič e degli interpreti dello spettacolo, è stato presentato La melodia del corvo, al suo debutto assoluto il prossimo 8 marzo.
Un titolo significativo perché rappresenta per lo Stabile la seconda tappa di un progetto produttivo che si sviluppa attraverso tre spettacoli e che è volto a valorizzare contemporaneamente la drammaturgia contemporanea e le potenzialità artistiche e culturali del Friuli Venezia Giulia.
La conferenza è stata dunque l’occasione per accennare al successo del primo momento di questo percorso – Il tormento e l’estasi di Steve Jobs di Mike Daisey, con Fulvio Falzarano diretto da Giampiero Solari andato in scena a febbraio – e approfondire i temi e il senso dello spettacolo di Roveredo. Il progetto sarà coronato ad aprile da Fiona di Mauro Covacich, messo in scena da Andrea Liberovici, con protagonista Luciano Roman. Per ognuno degli spettacoli il cast e lo staff creativo sono composti per la maggior parte da artisti corregionali: il loro lavoro viene presentato alla Sala Bartoli per un notevole numero di recite e sarà proposto – nella stagione prossima – sul territorio regionale. Un’offerta accattivante, non solo per il potenziale delle compagini artistiche, ma anche per l’accurata ricerca di argomenti e riflessioni legate strettamente o all’attualità, o alla realtà del territorio.

Cosa che accade ne La melodia del corvo che Roveredo costruisce ispirato ad atmosfere triestine, ma che rende universale per i sentimenti e le inquietudini che vi sono denunciate.

«E adesso sto qui, a rimpiangere la noia del passato, e a torturarmi col rammarico delle piccole cose… Il piacere di un ristorante, la pulizia di una camicia bianca, il gusto di un caffè alla panna, poi l’ansia di un ritardo, un affetto da pensare, un abbraccio da incontrare, una serenità da vivere…» si sfoga Gino, in una battuta centrale del dramma. E si duole per quel passo falso, per la scelta avventata, dettata dall’impeto dell’insoddisfazione che lo hanno condotto nella spirale senza fondo che trasforma una vita pulita in un vortice buio, che risucchia beni, affetti, annichilisce la dignità.

Si diventa allora uno di quei profili abbattuti, magari rumorosi, stonati e scomodi da guardare: parte di quell’umanità disagiata che turba, proprio perché rappresenta un orizzonte possibile. Un’umanità che ora è la realtà del protagonista e che vediamo tratteggiata – nella efficace concezione scenica di Marko Sosič – sullo sfondo di uno stanzone dal grigiore ospedaliero, ma in cui efficacemente di volta in volta si isolano gli spazi della trattoria, della casa di Giuliana… tutte le tappe della via crucis di Gino.

Nella vita soddisfacente e un po’ incolore dell’uomo appare come un lampo di luce Giuliana, un amore di gioventù. Egli si getta nella rincorsa di una relazione impossibile, basata più sul desiderio di un ricordo che sulla valutazione della realtà, e in nome di questa ossessione perde tutto, mentre dalla donna – bella, ma dalla voce e dall’anima sgradevole come la melodia d’un corvo – non ottiene altro che di essere usato e avvilito. Sconfitto, incapace di lasciarla, tocca per lei l’aberrazione dello spaccio, della prigione, tenta addirittura di uccidersi: ma scopre che anche per morire, ci vuole coraggio.

Pino Roveredo sa guardare con obiettività e giusta indulgenza il microcosmo di umanità disagiata che pone al centro delle sue riflessioni, dipingendola attraverso una scrittura asciutta e a volte cruda, che ritroviamo con precisione nel lavoro in scena alla Sala Bartoli.

I personaggi esprimono la loro disperazione, la loro realtà intrecciando sacro e profano, preghiera e insulto, odio e tenerezza, con un contrappunto musicale di canzoni che danno conto della tradizione popolare come pure dell’attivismo politico, anch’esso non sempre vissuto come utopia.
Strutturalmente affascinante, costituito da un continuo intersecarsi dei ricordi del protagonista, con la catastrofe del suo presente, lo spettacolo si fonda sulle belle prove del protagonista Maurizio Zacchigna e di Adriano Braidotti, Laura Bussani, Alessandro Mizzi, Maria Grazia Plos, spesso impegnati in ruoli plurimi fra i quali – grazie alle intuizioni del regista – scivolano armoniosamente, aiutati da movimenti, espressività e delicati leitmotiv musicali dal vivo.

In scena fino al 17 marzo alla Sala Bartoli dello Stabile e successivamente per quattro giornate (dal 19 al 22 marzo) al Teatro Miela , La melodia del corvo si avvale di due musicisti dal vivo Stefano Schiraldi (chitarra e autore delle musiche) e Laura Comuzzi (violino), delle scene di Peter Furlan, dei costumi di Igor Pahor e delle luci di Paolo Giovanazzi.

Nel corso delle prove de La melodia del corvo l’attore Riccardo Maranzana – che inizialmente avrebbe dovuto essere parte del cast – è stato colpito da un forte stato febbrile che lo ha costretto a rinunciare allo spettacolo. È stato dunque necessaria una sostituzione: sarà  l’attore Maurizio Zacchigna, a interpretare il ruolo di Gino.
Conseguenza di tale imprevisto è la seguente modifica di calendario. La melodia del corvo non debutterà mercoledì 6 marzo – come inizialmente annunciato – ma venerdì 8 marzo alle ore 21 alla Sala Bartoli.
La recita di mercoledì 6 marzo verrà recuperata mercoledì 13 marzo alle ore 21 (per gli abbonati uno slittamento di una settimana), la recita di giovedì 7 marzo alle ore 17 viene spostata a sabato 9 marzo alle ore 17.
I titolari di abbonamenti e biglietti validi per queste due date possono accedere alle nuove recite senza alcun cambio. Qualora necessitassero di ulteriori variazioni di giornata avranno diritto a un cambio gratuito presso la biglietteria del Politeama Rossetti.

Informazioni anche sul sito www.ilrossetti.it e al centralino del Teatro 040-3593511.

L’ufficio stampa

 

foto da Ilrossetti.it
foto da Ilrossetti.it

 

VEN 8 marzo – h.21.00 turno BaC1

SAB 9 marzo – h.17.00 turno BaD1

SAB 9 marzo – h.21.00 turno BaB1

DOM 10 marzo – h.17.00 turno libero

DOM 10 marzo – h.21.00 turno libero

MAR 12 marzo – h.21.00 turno BaB3

MER 13 marzo – h.17.00 turno BaD3

GIO 14 marzo – h.21.00 turno BaC3

VEN 15 marzo – h.21.00 turno BaC2

SAB 16 marzo – h.17.00 turno BaD2

SAB 16 marzo – h.21.00 turno BaB2

DOM 17 marzo – h.17.00 turno libero

MAR 19 marzo – h.21.00 TEATRO MIELA

MER 20 marzo – h.21.00 TEATRO MIELA

GIO 21 marzo – h.21.00 TEATRO MIELA

VEN 22 marzo – h.21.00 TEATRO MIELA

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