Ritrovarsi a teatro ad assistere alla rappresentazione dell’ultimo lavoro registico di Alessandro Gassmann significa raggiungere finalmente la tanto attesa data.
Gassmann è una garanzia oramai: si distingue dal suo stile scenografico e dalla dinamicità dei personaggi, tutti ricchi di accesa mascolinità.
Un tavolo o due al centro della scena, una tela speciale a separare gli attori dal pubblico, degli effetti strepitosi di videoproiezione, l’accurata scelta unite alla sapiente recitazione nella semplicità e nella diversità dei personaggi, la cura del dinamismo e molto ancora hanno fatto si che il cartello che spaventava tutti all’ingresso del foyer, riportante l’orario di durata dello spettacolo, sia scivolato in secondo piano e abbia fatto chiedere, alla fine dello spettacolo a più di una persona, se davvero fosse già finito.
Una storia di ieri per quanto riguarda la nostra realtà, rimane una storia di oggi in molti paesi non troppo lontani dall’Italia.
Pazzi veri o presunti tali, si ritrova a subire le violenze di chi frustato dalla vita più di loro, non trova altro metodo se non quello pazzo della violenza psicologica e fisica nei confronti di altri simili, spesso più deboli e incapaci di reagire.
L’ospedale risulta un rifugio dal quale però si può fuggire calpestando le opinioni altrui.
Uno spettacolo splendido che è stato acclamato ogni sera dal nove al tredici novembre al Politeama Rossetti di Trieste.
Laura Poretti Rizman

“Diretto da Alessandro Gassmann arriva al Politeama Rossetti Qualcuno volò sul nido del cuculo di Dale Wasserman: toccante denuncia dell’ingiustizia del condizionamento dell’uomo da parte di altri uomini, e fotografia della dura realtà manicomiale. Daniele Russo, Elisabetta Valgoi e una nutrita compagnia danno vita ai coinvolgenti personaggi della storia, in scena dal 9 al 13 novembre per il cartellone di Prosa dello Stabile regionale”.
Lo sguardo obiettivo e sensibile di Alessandro Gassmann – che tanto spesso negli ultimi anni ha analizzato, attraverso un teatro d’emozione e d’impegno, temi quali la malattia, la diversità, la coercizione, la privazione della libertà – ha scelto di soffermarsi per il suo nuovo spettacolo sulla drammaturgia di Dale Wasserman, autore nel 1971 dell’adattamento scenico per Broadway di Qualcuno volò sul nido del cuculo.
Nato in forma di romanzo che Ken Kesey pubblicò nel 1962 dopo aver lavorato come volontario in un ospedale psichiatrico californiano Qualcuno volò sul nido del cuculo racconta, attraverso gli occhi di Randle McMurphy – uno sfacciato delinquente che si finge matto per sfuggire alla galera – la vita dei pazienti di manicomio statunitense e il trattamento coercitivo che viene loro riservato.
La fortunata versione teatrale di Wasserman fu la base della ancor più fortunata sceneggiatura per il celebre film omonimo di Miloš Forman, con Jack Nicholson nei panni del protagonista.
L’allestimento italiano firmato da Alessandro Gassmann – attore e regista amatissimo dal pubblico dello Stabile regionale, che ne ha apprezzato negli anni recenti molti lavori, da La parola ai giurati a Oscura Immensità, dal più classico Riccardo III a 7 minuti e La pazza della porta accanto – arriva ora alla Sala Assicurazioni Generali, da mercoledì 9 a domenica 13 novembre, primo titolo ospite della Stagione di Prosa.
Anche per Qualcuno volò sul nido del cuculo, il regista ha lavorato attraverso la sua ricca poetica, immaginando un allestimento accurato dal punto di vista dell’interpretazione attoriale, ma anche dal punto di vista della forza e della sostanza visionaria.
Ha scelto di avvicinare a noi la drammaturgia di Wasserman cronologicamente e geograficamente. Randle McMurphy diventa Dario Danise e la sua storia e quella dei suoi compagni si trasferiscono nel 1982, nell’Ospedale psichiatrico di Aversa. Alessandro Gassmann ha ideato un allestimento
personalissimo, elegante e contemporaneo, e diretto un cast eccezionale. Il risultato è uno spettacolo appassionato, commovente e divertente, e con una potente carica emotiva e sociale.
Il lavoro sulla drammaturgia ha potuto contare sul significativo apporto dello scrittore Maurizio de Giovanni: «Le Grandi Storie – spiega, a proposito del suo intervento – oltre agli elementi universali hanno bisogno di un tempo e di uno spazio. Devono essere vestite di quotidianità e di musica, di abiti e dialetto, di cibo e di mobili. Un tempo e uno spazio immediato e concreto, che se ascoltati a troppa distanza possono appannare gli elementi vitali e universali che ne costituiscono l’essenza. Qualcuno volò sul nido del cuculo è, nella sua originaria meravigliosa fattura, una storia fatta di country e baseball, di slang e memorie degli anni Cinquanta, di veterani e province americane. Un vestito esotico e profumato, che tuttavia non è il nostro. Ho provato a trasportarne gli elementi primari in un tempo e in uno spazio più vicini, per vedere se in un luogo disperato e terribile come un ospedale psichiatrico della nostra tormentata Campania e in un tempo di urla e silenzi come i primi anni Ottanta potevano sopravvivere le amicizie, i rancori e le tenerezze di questa meravigliosa e delicatissima Storia. Sotto le mie dita e per mio tramite i personaggi hanno, spero, trovato una perfetta collocazione sopravvivendo nei sentimenti e nelle passioni senza alcuno sforzo».
«Dario (il mio McMurphy) è un ribelle anticonformista che comprende subito la condizione alla quale sono sottoposti i suoi compagni di ospedale, creature vulnerabili, passive e inerti» commenta Alessandro Gassmann. «Da quel momento si renderà paladino di una battaglia nei confronti di un sistema repressivo, ingiusto, dannoso e crudele, affrontando così anche un suo percorso interiore che si concluderà tragicamente ma riscatterà una vita fino ad allora sregolata e inconcludente. E, attraverso di lui, i pazienti riusciranno ad individuare qualcosa che continua ad esser loro negato: la speranza di essere compresi, di poter assumere il controllo della propria vita, la speranza di essere liberi. Un testo che è una lezione d’impegno civile, uno spietato atto di accusa contro i metodi di costrizione e imposizione adottati all’interno dei manicomi ma anche, e soprattutto, una straordinaria metafora sul rapporto tra individuo e Potere costituito, sui meccanismi repressivi della società, sul condizionamento dell’uomo da parte di altri uomini. Un grido di denuncia che scuote le coscienze e che fa riflettere».
Qualcuno volò sul nido del cuculo di Dale Wasserman è tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey. La traduzione è di Giovanni Lombardo Radice, l’adattamento è stato creato da Maurizio de Giovanni. Lo spettacolo è interpretato da Daniele Russo (Dario Danise), Elisabetta Valgoi (Suor Lucia) e da Mauro Marino (Muzio Di Marco), Giacomo Rosselli (Adriano Bernardi), Emanuele Maria Basso (Giacomo Buganè), Alfredo Angelici (Manfredi Delle Donne), Daniele Marino (Fulvio Calabrese), Gilberto Gliozzi (Ramon Machado), Davide Dolores (Dr. Graziano Festa), Antimo Casertano (Assistente Lorusso), Gabriele Granito (Assistente Esposito), Giulia Merelli (Infermiera Spina/Titty Love).
È uno spettacolo di Alessandro Gassmann prodotto dalla Fondazione Teatro di Napoli.
Qualcuno volò sul nido del cuculo va in scena da mercoledì 9 a sabato 12 novembre alle ore 20.30 e domenica 13 novembre alle ore 16 alla Sala Assicurazioni Generali, per la Stagione Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.
Per abbonamenti e per i posti ancora disponibili ci si può rivolgere presso tutti i punti vendita dello Stabile regionale, i consueti circuiti o accedere attraverso il sito www.ilrossetti.it alla vendita on line. Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.