Non è passato molto tempo dal 27 maggio scorso, giorno in cui ho visto per l’ultima volta Giorgio Pressburger, giorno nel quale ho avuto l’onore di ascoltarlo mentre raccontava la vita di un grande fotografo, alla presentazione d’apertura della mostra sul lavoro di Capa.
“Capa è un grande rappresentante della cultura centro-europea, un grande artista, nel vero senso della parola. La sua grandezza non sta solo nella fotografia in sé, ma nel pensarla, nel concepirla, nel farla fulmineamente. Guardare i suoi ritratti o le scene di guerra da lui immortalate è come guardare un grande quadro di Michelangelo o di Paolo Uccello. Non è un semplice fotografo e di questo ora si comincia a tenere conto. Ecco perché è un fatto molto importante che proprio qui a Trieste ci sia questa mostra” disse Giorgio Pressburger.
Ungheresi di nascita entrambi, reduci da una vita adattata agli eventi, si sono rispecchiati nei luoghi di appartenenza.
In quella occasione, di Giorgio ho ammirato la capacità di entrare nella storia e nell’anima del suo amico e della gente che ha vissuto quel periodo storico in quel contesto geografico e politico.
Un grande scrittore, regista e drammaturgo che ha saputo esprimersi con una semplicità di un grande uomo che ha amato la vita attraverso l’arte e la sua espressione.
Questo mio ultimo ricordo di un grande artista a memoria e omaggio.
Laura Poretti Rizman

“Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ricorda Giorgio Pressburger”
Ci lascia oggi un grande intellettuale, artista, amico, Giorgio Pressburger.
Al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia lo ricorderemo con affetto e immutata ammirazione per gli inestimabili doni che ha riservato al nostro palcoscenico.
Spettacoli come “La brocca rotta” di von Kleist diretto nel lontano 1978, o il “Calderon” di Pasolini messo in scena nel 1980, oppure il suo “Eroe di scena, fantasma d’amore” su Moissi, per arrivare a produzioni come “Una solitudine troppo rumorosa” di Hrabal e “L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro” di Handke, espressioni di quel mondo mitteleuropeo che ha sempre indagato con illuminante sensibilità.