Testi davvero importanti quelli che sono stati portati in scena alla sala Bartoli del Politeama Rossetti.
Donna Janita di Rosario Galli tratta la storia di Juanita Castro, mentre Patriottismo orizzontale di Maria Letizia Compatangelo, parla di Marthe Richard.
Donne che hanno fatto la storia ma che nella storia sono rimaste all’ombra per un lungo periodo.
Juanita, sorella di Fidel, decide di redimersi nella confessione pubblica, ed affronta il mondo a testa alta. Il suo ultimo libro però, “I miei fratelli Fidel e Raùl” (Fazi), non riceve l’attenzione che merita.
Lo spettacolo di divide in due racconti. Una parte è dedicata alla spia che collaborò nello stesso dipartimenti di Mata Hari. Un racconto di prostituzione illegale, e di prostituzione statale che non può sorprenderci più di tanto. Marthe Richard, viene ricordata come una prostituta, ma i governi che le chiesero questo servizio vengono onorati nel tempo. A lei, per ironia della sorte, chiesero anche di promuovere la legge contro l’abolizione delle case di prostituzione, le cosidetta case chiuse.
Due testi che nella loro unione producono uno spettacolo che meriterebbe una sperimentazione anche di altre attrici per permetterci di non dimenticare mai i sacrifici di alcune donne.
Laura Poretti Rizman

“Nuova produzione del Teatro Stabile regionale Spie, è un dittico di monologhi di autore contemporaneo. Rosario Galli e Maria Letizia Compatangelo indagano due figure femminili storiche e misteriose: Marthe Richard e Juanita Castro. Alla sensibilità interpretativa di Rosa Ferraiolo diretta da Irene Noli il compito di dar corpo sulla scena a due profili tanto diversi e affascinanti. Lo spettacolo debutta il 10 gennaio alla Sala Bartoli per il cartellone altripercorsi”.
Spie, inedita produzione dello Stabile regionale, è un dittico di monologhi incentrato su due seducenti figure femminili: le accostano la giovane regista Irene Noli e Rosa Ferraiolo, attrice di talento al suo esordio sul palcoscenico triestino, ma forte di una solida esperienza, diretta da registi quali Guicciardini, Corbelli, Sepe, Maccarinelli e sul grande schermo Scola…
A immaginare i pensieri ed i profili delle due donne, sono invece due ottimi autori contemporanei, sensibili, sottili, diversi nelle personalità e nella scrittura: Rosario Galli e Maria Letizia Compatangelo (quest’ultima, autrice per lo Stabile regionale anche del To be or not to be, successo di un paio di stagioni fa).
«Marthe Richard e Juanita Castro: due donne qualificate dalla Storia più o meno recente col semplificante marchio di spie» scrive nelle sue note allo spettacolo Irene Noli. «L’accostamento delle loro vicende – prosegue – colpisce, più che per le analogie della professione, per le complementari differenze dei loro caratteri e delle loro storie personali. Nella romanzesca figura della Richard scopriamo una donna studiatissima, che vorrebbe tutelare l’antico fascino dietro un cerone di trucco, parole ed esperienze. Ma c’è un’autoironia che scalpita e prevale in lei, portandola a denunciare le crepe del proprio passato e della società ipocrita che glielo ha comodamente plasmato. Dietro alle attitudini di una Tina Lattanzi, piano si fa largo la dignità terrigna della Magnani. La scrittura di Maria Letizia Compatangelo sottolinea bene gli snodi del suo inconscio. Se la Richard arriva quasi alla convinzione di una “regina del foro” nel flusso verbale della propria crociata pubblica, l’Es di Marthe fa spesso capolino e pretende un altro tipo di giustizia, più profonda e intima, per purificarsi dalla precocità del fango privato. Ne trapela una rabbia cinica verso l’uso arbitrario del corpo femminile, verso la Francia benpensante che l’ha immolata fin dalla prostituzione minorile. La necessità di riscatto è direttamente proporzionale alla coscienza del proprio travaglio esistenziale e alla complessità del suo essere donna.
Il pubblico sorprenderà Marthe nell’intimo di uno studiolo, maniacalmente attenta al dettaglio, alla preparazione di una estrema consapevolezza: intenta in fondo solo ad analizzare quanto della propria vita sia dipeso da lei.
Juanita Castro è diversa. Dimentichiamo le trine e le immagini virate seppia che ci consegna l’immaginario della Richard, ed entriamo in un’atmosfera affatto altra. Anche la penna di Rosario Galli ci guida in un flusso di riflessioni e ricordi, ma ciò che lo spezza è un nervosismo secco, intermittente, tipico della costruzione di un’anima trattenuta. Juanita sanguina ma non può urlare, Juanita vive da anni nella censura di un’indole passionaria, ha dovuto abbandonare troppo presto istinti e illusioni per raccogliersi in un misurato pragmatismo.
La Castro, a differenza di Marte Richard, non ama circondarsi di luci, non ama la ribalta, ma è una spia di ombre tormentate, di delusioni che troveranno nell’umiliazione e nella trance del ricordo la spinta per reagire.
Nel chiedere alla maestria di Rosa Ferraiolo uno stacco tanto netto fra le due donne analizzate, mi sono resa conto che, per Juanita, il mio immaginario fluttuava in atmosfere alla Missing di Costa Gavras, in un grigiore cronachistico da Tg1 degli “anni di piombo”. Mi concedo alcune libertà spaziotemporali nell’ammetterlo, ma pur trattandosi di altre vicende storiche tutto si riconduce con naturalezza a quel particolare torpore da guerra fredda. Anche il non-luogo afoso in cui sorprendiamo la Castro, un’anonima stanza d’albergo, riflette le medesime atmosfere impersonali e stanche, pregne di fumo e disillusione. La sola catarsi di donna Juanita sta nell’apertura, nell’ammissione pubblica che sconfessa il sottile confine, l’equivoco della delazione e della vergogna. Juanita ha sfidato e combattuto la propria natura latina, la propria femminilità, ma soprattutto la propria famiglia. Inversa Antigone, ha preferito spazzare via la terra dal corpo del proprio fratello per amore della Cosa Pubblica. Ha scelto il Popolo sacrificando la Gens».
I due monologhi che compongono Spie si intitolano rispettivamente Donna Juanita (quello di Rosario Galli) e Patriottismo orizzontale (a firma di Maria Letizia Compatangelo) entrambi hanno come protagonista Rosa Ferraiolo diretta da Irene Noli. La scena ed i costui sono di Pier Paolo Bisleri, la produzione è del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.
Spie va in scena a Trieste, alla Sala Bartoli, ospite del cartellone altripercorsi dello Stabile regionale da martedì 10 a domenica 15 gennaio. Le repliche sono tutte serali con inizio alle 21 tranne quella di domenica che è pomeridiana e inizia alle ore 17.
I biglietti ancora disponibili si possono acquistare presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale e attraverso il sito www.ilrossetti.it.
La Stagione 2011-2012 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste.