Stellarium, oppure: Siamo la Nebulosa del Futuro

 

Stellarium, oppure: Siamo la Nebulosa del Futuro

 

di Beth Vermeer

 

Guardare in alto. Guardare il cielo. E’ questo il gesto che l’artista e poeta triestino Lorenzo Mullon fa di notte quando sale sul tetto della casa in campagna e guarda le stelle, parla con loro e chiede di agire su di lui, dentro di lui, di mettere, come dice, a posto le cose. Gli sono familiari gli astronomi di tutte le epoche che ad un certo punto della vita iniziano un viaggio d’ esplorazione verso un mondo che in realtà non possono raggiungere. Mullon invece parte dalla storica cartografia del Piccolomini, dal celebre “Atlante Celeste “, che gli funge da guida per l’incontro con le stelle e anche con altri fenomeni sorprendenti che non si manifestano, o solo parzialmente, nella banda della radiazione visibile. Nel 2012 l’artista, alla ricerca dei cromatismi nascosti delle stelle, materializza il primo Stellariumdipinto, una nuova cartografia celeste, composta di meteorite coperte di strati di colore, linguaggi e connotazioni. Così nasce una serie di dipinti che si fanno, da un lato, messaggero dell’universo e delle sue orbite, e dall’altro rappresenta un atlante umanistico che racconta proprio frammenti della storia dell’uomo. In sintonia con le mappe antiche, i lavori dell’artista si sostanziano di elementi più o meno riconoscibili, incontriamo di sfuggito degli animali come le salamandre, gli scorpioni, degli elfi, oppure dei mostri e dei personaggi correlati al patrimonio di leggende di chiunque intraprenda la lettura del cielo notturno.

Tutto ciò che le stelle celano davanti ai nostri occhi, i colori spettrali secondo il diagramma degli astronomi Hertzsprung e Russell, Mullon lo trasferisce sulla tela. I processi di lavorazione, i tempi d’incisione del colore nei suoi quadri sembrano delle guerre alchemiche, cosi commenta, il blu che uccide il bianco, si abbassa sotto i tiri del nero mentre il giallo scompare. Nel corso dei secoli, nell’arte, le stelle brillavano sempre con una luce d’argento, la notte era solenne nel suo silenzio. Invece, niente è come prima. Cambiano persino le sfumature dei colori che, ai tempi del Michelangelo, sono state preparate dagli artisti stessi. Mullon mostra la pazienza dei saggi : solo così, durante i suoi viaggi interspaziali, si aprono nuove porte. In sintesi, che cosa fa l’artista? Egli crea delle connessioni, tesse l’invisibile trama tra le cose, si tuffa nella storia del genere umano, e lo collega con la storia dell’universo. Il nuovo ciclo delle“Nebulose”, paragonabile allo splendore delle realtà presenti nel cosmo, va oltre la questione della loro luminosità e temperatura. Il ciclo che conduce dalla morte delle stelle alla vita delle nebulose, è un indice di trasformazione perenne e che tutto si rinnova al costo di sacrificare una parte di sé.

foto fornita da Beth Vermeer
foto fornita da Beth Vermeer

Lorenzo Mullon nasce a Trieste nel 1961. Presto si trasferisce a Milano dove partecipa a varie mostre collettive curate da Chiara Guidi. Negli anni successivi lavora con Franco Toselli che lo presenta a Miart nel 2002. In questo periodo realizza i primi libri di poesia, girando i parchi pubblici della città come poeta ambulante. La sua prima mostra personale si svolge nel 2007 allo st-ART Globe di Milano, la seconda, nello stesso anno, allo studio di Napa, in California. Dopo un triennio artistico da pendolare tra i continenti, torna in Italia e inizia una nuova stagione a Venezia dove continua a dipingere e scrivere libri di poesia. Fino ad oggi Lorenzo Mullon ha pubblicato tredici libri stampati in quasi quindici mila copie. Egli è frequentemente invitato a convegni e serate di letteratura come testimonial. Nel 2013 la Bora soffia a ritroso, riportando l’artista alla sua città natale. Nel mese di Aprile 2013 partecipa al progetto “ Un Atlante Celeste. Omaggio ad Alessandro Piccolomini “ all’Osservatorio Astronomico di Trieste nella sede di Villa Bazzoni, a Luglio al Salone Degli Incanti in Pescheria e a Settembre alla Notte dei Ricercatori con una installazione sulla facciata del Municipio. 

 

 

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